Fast fashion detox.

Con i saldi invernali ho cercato di mettere seriamente in pratica il percorso personale legato ad un’etica applicata alle piccole cose della vita di tutti i giorni, introdotta nello scorso post, cominciando finalmente, e ammetto duramente, ad intraprendere una fast fashion detox.

Mi piace una maglia rossa la prendo anche se il rosso è un colore che non mi piace, tanto costa 10 euro.

Va di moda il pantalone a fiori, lo prendo a 20 euro tanto lo metto due volte e poi lo do via.

Compro un maglione grigio che sta bene su tutto, lo cerco tra chi lo vende a meno prezzo.

Ho trovato in saldo una borsa scontata del 50%, anche se non mi serve l’ho presa.

Ho acquistato 4 t-shirt, 2 pantaloni e un paio di scarpe per un totale di 80 euro.

Quest’anno il colore di tendenza è il viola, voglio tutto viola.

Almeno una di queste cose l’avete fatta, detta.

Questa è logica del fast fashion. Inviti ammalianti a comprare sempre qualcosa di nuovo che dopo pochissimo diventa obsoleto e pronto ad essere rimpiazzato con qualcosa di altro, nuovo. Questo significa anche qualità scadente a basso prezzo, repliche pagliacciate di mode del momento, sfruttamento di contesti e condizioni lavorative, sfruttamento della manodopera, soprattutto femminile, e danni all’ambiente.fast fashion detox

Cioè comprare un maglione da Zara a 29.99 euro genera tutte queste catastrofi? Non credevo, ma nel tempo ho studiato i miei comportamenti negli acquisti e ho capito che, con la frequenza, si entra in questo vortice perdendo di vista l’autenticità, la funzione, la durata, la fisicità stessa di un oggetto che fa parte di una una vita, la mia, che non sa dare valore alle cose e non vede l’ora di liberarsene? No non è questo il modo in cui sono stata educata, non è questo il mio stile, non è questo il mondo che voglio vivere anche domani. Così ho deciso di cambiare direzione, voltare pagina.

Si tratta di un rinascimento personale e premuroso, che arriva forse all’età giusta, in un momento giusto, che pone come fine la riconoscenza della dignità delle cose, di cosa c’è dietro le cose, chi fa e come fa le cose, dove e con cosa. Si costruisce una storia, senza compromessi o secondi fini e si decide di parteciparvi, come se nel proprio piccolo sostenessimo il progetto e, nel caso dell’abbigliamento, ci sentissimo fieri di indossare un capo.

Non credo alle rivoluzioni tutte in una volta, durano poco se poco motivate, e troppi stravolgimenti creano stress controproducente per buoni propositi, quindi mi sono semplicemente imposta dei principi fondamentali da tenere presente e che hanno guidato questa mia fast fashion detox:fast fashion detox

Partire da ciò che già si ha, rivalutando i capi e gli accessori di buona qualità comprati negli anni e anche recuperando e dando nuova vita a quelli che ho ereditato da mia madre (una volta i tessuti e i tagli erano sempiterni e duravano tantissimo) che ora sono vintage e che lei ha reputato bene di conservare, essendo anche molti di brand che una volta facevano manifatture eccezionali e made in Italy, perchè questo oggi purtoppo non è scontato neanche nei marchi di lusso.

Comprare di meno ma più di qualità con un’interesse sempre più approfondito per i brand emergenti, incoraggiare l’handmade, le piccole produzioni locali e i cosiddetti marchi sostenibili (che a sorpresa sono tantissimi) e le linee conscious anche dei brand low cost.fast fashion detox

Investire su ottimi basics dalle t-shirt bianche, alle camicie sartoriali, al classico cappotto dal taglio maschile, al pantalone nero, una shopper in pelle nera etc…insomma i famosi capi che non passano mai di moda e che almeno per me mi accompagnano in ogni fase del mio look nel tempo e che non mi annoia mai indossare.

Consapevolezza del proprio stile perchè questo mi fa evitare di deviare inesorabilmente nel comprarmi cose che magari on sono veramente adatte a me, al mio modo di sentirmi a mio agio nei vestiti, che non sono adatte al mio fisico e che magari mi piacciono ma solo addosso agli altri.

Leggere le etichette di composizione dei capi perchè è bene sapere almeno che se sto pagando un tot poco o molto voglio sapere se sto comprando viscosa, lana o altri materiali derivati dalla lavorazione di fibre artificiali. La conoscenza di cosa si sta realmente acquistando è il primo passo verso la selezione consapevole e l’acquisto giusto, al di là del budget che ognuno ha o vuole destinare ad un capo d’abbigliamento o un’accessorio.fast fashion

Avere un nuovo concetto di lusso che per me ad oggi significa ricerca della materia prima, del processo di lavorazione che non sempre si deve tradurre in costo elevato ma in costo giusto, che è la somma di tutta una serie di oneri e lavoro di un team che certo va riconosciuto e premiato (un’atteggiamento da crowd founding) di fronte a chi semplicemente copia e sforna in pochissimo tempo modelli e idee di altri.

Il basso prezzo, il consumismo da fast food senza badare né a qualità né a condizioni e contesti d’azione, in realtà e il prezzo più caro che paga o l’ambiente, il lavoratore, noi.

Dedicherò altri articoli per condividere e scoprire nuovi brand sostenibili, dove faccio shopping e non solo per l’abbigliamento ma anche per accessori, oggetti vari e idee varie su come sto cercando di essere una consumatrice etica.

Fatemi sapere la vostra opinione e se avete consigli da condividere siete benvenuti nei commenti!

 

 

 

Potrebbe interessarti anche

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *